L’uso delle armi da fuoco è spesso agli onori della cronaca, a causa dei molti omicidi commessi nel mondo. In particolare, sentiamo spesso parlare dei mass shootings (cioè le sparatorie in cui almeno quattro persone vengono uccise da uno o più aggressori) negli Stati Uniti d’America. Ogni volta, puntualmente, segue un accorato discorso del presidente Obama, che condanna l’uso delle armi e della violenza. Con questo post voglio entrare in questo mondo, dandovi qualche dato e spiegando i motivi per cui le parole di Obama non hanno mai prodotto alcun effetto benefico.

Per farvi capire il contesto, vi basti sapere che il 31% delle famiglie americane detiene regolarmente un’arma da fuoco. Ci sono fra i 270 e i 310 milioni di armi circolanti negli Stati Uniti, cioè quasi una per persona. Nonostante Walmart abbia recentemente smesso di vendere fucili d’assalto, è piuttosto normale trovare pistole, fucili di precisione, da caccia e/o d’assalto nei grandi ipermercati statunitensi. Ci sono programmi TV, come American Gunsmith, che mostrano le grandi commissioni che ricevono le armerie americane, tentando di esaltare quel mondo. Mi ricorderò per sempre il cartellone che ho visto sette anni fa, entrando a Las Vegas: c’era un grande fucile d’assalto con scritto “Try me” appena sotto.

Insomma, le armi da fuoco appartengono alla quotidianità del paese: il diritto a portare un’arma è sancito dal II emendamento, e molti americani la considerano una libertà intoccabile. Al massimo, il 47% degli statunitensi si è espresso a favore di “maggiori controlli” (non si sa in che termini) per l’assegnazione del porto d’armi. Tuttavia, solo l’11% degli aggressori era stato precedentemente denunciato o segnalato per problemi mentali, e in più del 60% dei casi chi ha sparato deteneva l’arma regolarmente (che significa che non aveva commesso reati di alcun tipo). In altre parole, un uomo con la fedina penale pulita può sempre commettere efferati omicidi.

Mentre solo il 47% degli americani è favorevoli a fantomatici “maggiori controlli”, il 60% dichiara che avere un’arma da fuoco è sempre più necessario per la sicurezza domestica. Sventolare statistiche, come che nel 57% delle sparatorie almeno un familiare o un partner dell’aggressore viene ucciso, non serve a nulla. Tant’è che il buon Ben Carson, candidato alle primarie repubblicane, ha addirittura affermato che “nessuna ferita da arma da fuoco è più grave della cancellazione del diritto di armarci”. Peraltro, in questo argomento libertà e sicurezza si sovrappongono pericolosamente: a mio parere, possedere un’arma toglie libertà alla società, invece di garantirla. Infatti, più armi circolano e più bisogna stare lontani dagli sconosciuti; soprattutto, una volta che una pistola viene usata in modo improprio (cioè per uccidere) si toglie la libertà massima alla/e vittima/e, cioè la vita. Ha più diritto ad avere un’arma James Holmes, il killer che ha ucciso 12 persone alla prima di Batman nel 2012, oppure hanno più diritto a vivere quelle dodici persone? Io non ho dubbi. E le scuse del tipo “ma era uno squilibrato” oppure “sono solo eccezioni” non tengono, perché 1) non è facile individuare a chi concedere il porto d’armi e a chi no, e poi seguirli durante la loro vita per assicurarsi che non cadano in depressione o diventino pazzi; 2) nel 2013 sono morte circa 33.000 persone negli Stati Uniti in seguito a una sparatoria; quindi, se elimini le armi elimini anche le uccisioni.

Ogni tentativo di arginare questa piaga americana è andato in fumo a causa della potentissima lobby delle armi, la National Rifle Association (NRA). Questa associazione raccoglie ogni anno circa 250 mln di dollari ed ha iscritti molto attivi politicamente. Ciò determina una grande influenza sul Congresso, che si trova spesso con le mani legate a causa della maggioranza di repubblicani in aula. Inoltre, l’NRA fa appello a valori prettamente americani come l’individualismo e la libertà personale, così da rendere impossibile ogni proposta di limitazione del porto d’armi. Di fatto, la situazione sta peggiorando invece di migliorare: nel 2014 la Georgia ha varato la cosiddetta legge guns everywhere (armi dovunque), che permette di entrare armati in ristoranti, bar, uffici pubblici e aeroporti, e persino nelle chiese, se il sacerdote è d’accordo. Meno di un mese dopo la sparatoria tra motociclisti a Waco, in Texas, in cui sono state uccise nove persone, il governatore dello stato ha firmato due leggi che permettono a chi detiene armi legalmente di portarle con sé quasi dappertutto. Kansas, Idaho e Texas hanno permesso di portare armi nei campus scolastici dopo la strage di Newtown, in cui sono morte 27 persone (di cui 20 bambini). I legislatori sono bloccati in un falso circolo vizioso: visto che ci sono molte sparatorie fatali (363 nel 2013, 354 da gennaio a novembre 2015, cioè praticamente una al giorno) è doveroso che ogni cittadino si armi a dovere, in modo da potersi difendere. Quando poi succede una tragedia come quella in Tennessee, dove un bambino di 11 anni ha ammazzato una bambina di 8 con il fucile del padre, tutti gli americani piangono. Sembrano non capire che purtroppo l’uomo non è razionale 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno.

A me sembra che sia l’assenza di armi, e non il loro eccesso, che garantisca sicurezza alla popolazione. Il nostro caro Buonanno, ad esempio, vuole introdurre (o ha già introdotto) una nuova legge nel paese di cui lui è sindaco: mentre Renzi concede il “Bonus Bebè”, Buonanno promette ad ogni cittadino volenteroso di armarsi un “Bonus Pistola”. In altre parole, il comune pagherebbe un terzo del costo di una pistola, cioè circa 250€. Ora, chi pensate che si armerebbe per primo? Ma ovviamente i ladri e i malintenzionati! Questo è un esempio italiano, ma il senso è generale: incentivando l’acquisto di armi, si creano condizioni favorevoli per avere ancora più omicidi. È come concedere i saldi ai malviventi.

Le armi sono uno strumento di violenza, perciò come condanniamo l’uso della violenza, dovremmo condannare anche l’uso delle armi. Invece di correre in armeria, bisognerebbe insegnare a scuola e in famiglia i valori del rispetto reciproco e della tolleranza. In questo, nonostante Buonanno e Salvini, noi italiani possiamo insegnare molto agli americani.