Questo post l’ho scritto il 31 dicembre, nel pieno delle riflessioni sull’anno ormai concluso e su quello prossimo venturo. Il 2016 sarà sicuramente un anno particolare, e non solo perché è bisestile. Le guerre in atto avranno sviluppi imprevedibili, le migrazioni non si fermeranno (gli scafisti non si sono presi ferie nemmeno sotto Natale e Capodanno), le turbolenze politiche non si sopiranno. Insomma, nulla di nuovo sul fronte occidentale.

Su quello orientale, invece, qualcosa si smuoverà: dopo aver inserito il Renminbi nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo (per farvela breve, è il paniere che raccoglie le più importanti valute mondiali, come Euro, Sterlina e Dollaro US), la Cina sembra intenzionata a rompere la dottrina di Deng Xiaoping: “nascondi le tue forze, attendi il momento, non comandare mai”. Il Dragone si è sempre tenuto lontano dal prendere importanti decisioni internazionali, o anche conquistare la leadership in un progetto sovrastatale. Il nazionalismo convinto del Partito, il comunismo e il “Grande Firewall” l’hanno sempre tenuta fuori dal palcoscenico internazionale. O meglio: prendeva parte allo spettacolo, ma mai da protagonista. Credete che la Cina muoverà un dito per contrastare l’ISIS, o che contribuisca a ricostruire la Siria? Giammai! Piuttosto, si limiterà ad acquistare terreni per impiantare pannelli solari, oppure acquistare debito statale dei paesi che hanno bisogno di capitale per svilupparsi. Eppure, il fatto che abbia accettato di entrare nei DSP è un segnale che qualcosa sta cambiando: la Cina potrebbe essere interessata a colmare il vuoto di potere internazionale che sta dilaniando il mondo. Pensateci: chi comanda il mondo? USA? Germania? Cina? India? BRICS? MINT? Nah. Ormai il G20 è un’istituzione vecchia; o lo si allarga ancora di più (ma la capacità decisionale sarebbe notevolmente diminuita) oppure si costruisce un nuovo nucleo di potere, che sia in grado di tenere il timone degli affari internazionali.

Io una soluzione ce l’avrei, e ve la propongo: nel mondo G-zero (non “ground zero”, ma senza centro politico) l’Europa deve alzare il mento e mostrare le proprie potenzialità. Siamo il continente con più storia, più ricchezza e più cultura in tutto il mondo. Nonostante abbiamo solo 500 milioni di abitanti (circa il 7% della popolazione mondiale), possediamo io 20% del PIL totale nel globo. Anzi, forse dovrei dire “possiederemmo”, visto che quel PIL è diviso fra 28 staterelli insulsi, che da soli contano come il due di picche. Se ci dotassimo di un governo federale, che è l’unico modello in grado di unire pur conservando le differenze (e non a caso il motto del federalismo è “in diversitate concordia”), l’Europa diventerebbe il centro del mondo. Non avremmo bisogno della protezione degli USA, pagheremmo di meno il gas a Putin, gestiremmo razionalmente l’emergenza immigrati, eccetera. Che questo succeda nel 2016, non lo so.

Tuttavia, come mi ha insegnato Keynes, la fiducia nel futuro è importante, quindi ora smetto di fare la Cassandra e vi dico cosa succederà di positivo nel prossimo anno.

Prima di tutto, non tutto il male vien per nuocere. Come ci ha insegnato Monnet, è solo durante i periodi di crisi che si avanza verso qualcosa di positivo, perché i difetti delle vecchie istituzioni, organizzazioni o abitudini vengono messe in luce. Questa è la crisi degli stati nazionali, che non riescono a gestire il flusso di migranti né il nuovo panorama economico internazionale. Chissà che da questa crisi nasca un’Europa migliore, un’Europa VERA e democratica fino in fondo (vi ricordo che a Strasburgo vale ancora il diritto di veto, che è imbarazzante per dei paesi a tradizione democratica).

Altra notizia positiva: i paesi emergenti continueranno a crescere, anche se a ritmi leggermente più blandi. Allo stesso tempo continuerà l’opera riformatrice dei rispettivi governi, per migliorare la giustizia sociale (il 2015 è stato l’anno “meno povero” di sempre, e il 2016 seguirà sulla stessa linea grazie ai progressi dei paesi del Terzo Mondo), per costruire ponti più solidi con i partner commerciali, per sviluppare i settori produttivi e abbattere le emissioni di gas nocivi. Il mondo si regge sulle spalle di questi “piccoli”, più che sulle spalle dei giganti. Se loro non migliorano, il mondo non potrà mai crescere in maniera controllata e verde.

Chissà quali innovazioni tecnologiche caratterizzeranno il 2016. Dopo il razzo che può atterrare, la protesi per braccia che restituisce il tatto, la spugna che assorbe il petrolio e le palle che coprono superfici d’acqua per non farle evaporare, è lecito aspettarsi grandi cose dagli scienziati. Sembra che la realtà aumentata diventerà realtà nel 2016; questo permetterebbe agli aspiranti medici di esercitarci su corpi virtuali, ai piloti di fare pratica prima di salire su un velivolo, ai soldati di simulare un’azione di guerriglia, eccetera. Un’altra frontiera sembra essere l’intelligenza artificiale, in cui Google sta spendendo fior di quattrini. Il grande vantaggio è che un robot non ha l’esperienza dell’uomo, e quindi non avrà alcun dubbio nell’operare. Tuttavia, sarebbe addirittura dannoso se si verificasse un imprevisto o una novità, perché il robot non saprebbe come reagire. Aggiungo che è inutile dipingere scenari apocalittici o distopici finché non vediamo gli sviluppi futuri di questa tecnologia. Certo, Asimov ci ha avvertiti sui rischi dell’intelligenza artificiale; ma mi sembra che gli sviluppatori di Google sappiano ciò che fanno.

In ogni caso, credo che la cosa più positiva del 2016 sia che abbiamo altri 366 giorni davanti a noi. Un’ottima opportunità per far vedere quanto valiamo, per aggiustare il mondo nel modo a noi più congeniale e per sistemare i problemi che ci trasciniamo dal 2015.

Vi auguro di cominciare il 2016 con il piede giusto e con una buona dose di fiducia e ottimismo, perché “chi ben comincia è a metà dell’opera.”