Gli amici del Guanxinet mi hanno proposto un nuovo saggio. Si chiama “Il potere delle donne”, di Maria Latella, ed è così interessante che ho ingurgitato le duecento pagine in due serate. Come già il titolo vi farà capire, l’autrice riflette su una tematica molto delicata e attuale, quale il ruolo delle donne nella nostra società. Di questo parlerò nell’articolo.

Il saggio è diviso in due parti, che rispecchiano l’approccio con cui Maria Latella si pone all’argomento: prima donne in carriera (Roberta Pinotti, Marianna Madia, Barbara Berlusconi, Frida Giannini, Laura Boldrini, Anna Maria Tarantola e molte altre) spiegano come sono arrivate alla loro attuale posizione, e danno preziosi consigli su cosa fare e cosa non fare. Poi, nella seconda parte, l’autrice analizza qualche dato sul ruolo della donna nella società, oltre a raccontare gli sviluppi della legge Golfo Mosca, che ha introdotto il minimo del 33% di quote rosa nei CdA delle società quotate a partire dal 2015. Un bel passo avanti per il gentil sesso, per le società (come vedremo più avanti) e per la Società. Lo stile è molto scorrevole, anche perché il saggio contiene molte interviste e alcuni simpatici e leggeri aneddoti sull’autrice e sulle protagoniste del libro. Ora, però, devo ammettere che mi annoio anch’io a descrivere le caratteristiche tecniche; non oso immaginare voi lettori!

Piuttosto, inizio a prendere in considerazione la parte veramente interessante del saggio, ossia l’argomento stesso, e lo faccio riferendomi principalmente al caso italiano. La condizione delle donne è arrivata sotto i riflettori da poco tempo; ci siamo accorti che le donne guadagnano meno per svolgere la stessa mansione, che i padri delegano il ruolo di genitore alle madri, che le donne studiano di più e con migliori risultati degli uomini, che le neomamme vengono licenziate troppo spesso, ecc. Così, abbiamo iniziato a muoverci, e i primi risultati si vedono: la Golfo Mosca è entrata a pieno regime l’anno scorso, il gender pay gap è al 7,3% (dati Openpolis) e sempre più padri iniziano a prendersi il congedo parentale. Esistono molte ricerche che dimostrano che le donne hanno un effetto positivo sull’economia. Ad esempio, McKinsey ha riportato che le aziende che presentano un board composto in misura rilevante da donne hanno una ROE (returns on equity) più alta del 25% rispetto alle aziende prive della componente femminile. Inoltre, la produttività e la capacità di costruire un rapporto stabile e duraturo con la clientela risultano più alte, rispettivamente del 12% e del 19%. Sembra dunque che le donne abbiano smesso di gettare pomi della discordia, riuscendo invece a creare un clima positivo all’interno delle aziende. Per continuare sullo stesso filo, la Latella riporta uno studio di Banca d’Italia, secondo cui il PIL del nostro paese aumenterebbe del 7% se raggiungessimo un’occupazione femminile del 60%. Praticamente cancelleremmo i danni della crisi in un colpo solo.

Altro dato interessante: nonostante le ragazze si laureino più in fretta e con risultati migliori (i 110 sono per il 42% delle donne, per il 35% dei maschi), fanno fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro. Al Sud, ad esempio, le laureate disoccupate sfiorano il 50%, contro il 42,3% dei colleghi uomini. Qui, forse, una spiegazione ce l’ho: mentre la facoltà di Ingegneria pullula di uomini, la facoltà di Lettere è frequentata per lo più da donne. Con i tempi che corrono, non è difficile prevedere chi sarà assunto più facilmente. Un discorso simile si può fare anche per il divario salariale uomo-donna: se la maggior parte del corpo insegnanti sono donna, gli ingegneri sono per lo più uomini. Questo non significa assolutamente che un lavoro sia di serie A e uno di serie B (anzi, chi mi conosce sa che darei più importanza a una maestra che a un ingegnere), ma è indiscutibile che un docente guadagni meno. Ciò significa che potrebbe esserci una soglia strutturale di differenza di salario, ma non significherebbe per forza che la società fosse ingiusta. Semplicemente, gli uomini preferiscono i numeri, mentre le donne sono più brave in italiano: leggono di più e hanno risultati migliori nelle prove OCSE-Pisa nelle lingue. Tuttavia, il mercato paga di più un ingegnere che un professore. La soluzione è che le donne si iscrivano ad Ingegneria.

Detto questo, mi sembra evidente che la migliore soluzione per tutti sia che i due sessi comincino a collaborare di più. Metter su famiglia significa prendersi delle responsabilità; eliminare i pregiudizi sulle donne e dar loro una possibilità porta vantaggi all’economia; valorizzare le differenze fra uomo e donna, invece che continuare a contrapporci e fare la guerra a chi è meglio, porterebbe ad armonia e maggiore efficienza nella società. Pensateci: non si dice “donno” o “uoma”, ma esistono due parole diversi per esprimere il maschile e il femminile. Sarò romantico, ma secondo me l’etimologia affonda le radici nella nostra cultura; e se ci rivolgiamo al genere femminile con “donna” (“domina”, cioè padrona, signora) e non con “uoma”, probabilmente i nostri padri vogliono dirci che, in fondo, siamo tutti della stessa pasta.