Come previsto, Marine Le Pen ha vinto le regionali in Francia. Non credo che dobbiamo attribuire questo successo solo alla paura per i recenti attentati e al conseguente odio per i musulmani. Stiamo assistendo ad un vero e proprio mutamento nelle urne francesi: alcune regioni del Nord, in cui la sinistra era sempre stata forte, sono passate improvvisamente al Front National. Un po’ come il nostro Salvini, che da comunista è diventato quello che è ora.

Una vera e propria ondata di intolleranza sta investendo il vecchio continente: dalla Polonia all’Ungheria, dalla Repubblica Ceca alla Francia si sentono le urla di qualche invasato persino contro gli ebrei. Il problema è che la crisi economica e migratoria sta moltiplicando velocemente il numero degli invasati; si cerca disperatamente un capro espiatorio per lamentarsi della propria misera condizione e per sfogare la rabbia repressa, ed è facile trovarlo nelle fasce meno protette della popolazione.

Credo che non dobbiamo sottovalutare questo fenomeno, bollando come “populista” la Le Pen e il risultato del voto. Stiamo vedendo tutti quanto Trump stia guadagnando dall’avere buona parte della stampa e degli intellettuali contro. Il popolo, piaccia o non piaccia, vota con la pancia. Nemmeno nei momenti di benessere economico ci si prende il tempo per analizzare concretamente quale sia il miglior candidato; figuriamoci ora. Gli strilloni stanno avendo un notevole successo, e dobbiamo imparare a confrontarci con loro. Non dobbiamo denigrarli, perché offenderemmo anche i loro elettori (cioè una buona parte di europei). E se questi stanno vincendo, qualche domanda dovremmo farcela. È evidente che quest’Europa non funziona, e siamo sempre più vicini a un bivio: o si procede verso l’integrazione completa fra gli stati membri, oppure si cede alla chiamata delle estreme destre e sinistre.

In un articolo sul TIME, Marine Le Pen scrive che “noi [i francesi] ci siamo dimenticati che la libertà deve essere organizzata, che dev’essere difesa, che è un tipo di potere che va allevato. Abbiamo dimenticato che la verità indebolisce la libertà. Dobbiamo reinvestire nelle nostre forze di sicurezza, nei presidi ai confini, nei nostro corpo militare […] Dobbiamo sradicare le moschee radicali, che sono un sito d’odio. Dobbiamo smettere di accogliere migliaia di migranti e recuperare la nostra sovranità nazionale. Una Francia forte, sicura di se stessa e padrona del proprio destino è indispensabile a un mondo di pace. Stiamo uniti. È l’unico modo per sconfiggere, una volta per tutte, il fondamentalismo e i nemici della libertà.”

Ecco, io non mi trovo d’accordo su quasi nessun punto di questo articolo. Diciamo che se quello “stiamo uniti” fosse riferito agli europei e non ai francesi ci sarebbe almeno un punto di contatto. Sto cercando di trattenermi dallo scrivere che è un articolo populista e fuori da ogni sana concezione di mondo globalizzato; devo riuscirci, perché il populismo sarà la norma nei prossimi anni. Dobbiamo abituarci a conviverci e a sconfiggerlo, senza denigrare nessuno. Se dobbiamo criticare le idee di uno di questi politici, usiamo dati invece di dar loro dei “populisti”.

Quello che mi preoccupa, invece, è il concetto di libertà che ha Madame Le Pen: sembra che la libertà sia un valore che scende dall’alto, fruibile solo grazie alla protezione dello Stato (“organizzata”, “difesa”, “allevata”). A mio parere, non c’è nulla di più individuale della libertà. Nei limiti della legalità e del rispetto del prossimo (una raccolta di norme civili, kantiane e religiose), io voglio fare quello che più mi piace. Non esiste che qualcuno mi “organizzi” la libertà. Detto da una francese, poi…

Eppure, ai francesi piace. Di più del consumato Sarkozy e molto di più del lento Hollande, che continua a convocare vertici bilaterali invece di coinvolgere gli stati membri nella risoluzione dei problemi. Ecco: la grossa differenza fra i moderati e gli estremisti, oggi, è il modo in cui si guarda all’Europa. Le estreme destre e sinistre sono convintamente avverse, mentre le forze moderate mantengono una posizione ambigua. Ecco, una possibile soluzione credo risieda in questo punto: l’Europa deve diventare il centro dei programmi di ogni partito, come lo è già per le estreme destre. In questo modo, gli elettori potranno comparare più facilmente i vantaggi e gli svantaggi che ci offre la nostra Unione, e decidere di conseguenza. Per ora, l’unica voce che si sente è quella sugli elementi negativi.

Forse le estreme destre hanno capito qualcosa che i moderati fanno ancora fatica a comprendere e a metabolizzare. Forse questi “populisti” sono molto più intelligenti di alcuni affermati politici moderati. Vedremo presto chi vincerà la sfida.