Questo weekend ho letto “Crescita felice – percorsi di futuro civile” di Francesco Morace, dopo aver assistito alla presentazione del libro al Guanxinet. È una sorta di manifesto che si contrappone a quelli della decrescita felice di Latouche (tanto amata da Grillo e affiliati) e della modernità liquida di Bauman. Ma non pensate che sia un noioso, lungo saggio teorico impossibile da capire. Anzi, sono 150 paginette scritte in maniera molto scorrevole e accessibile. Se poi vi interessa l’argomento (come nel mio caso), non vi accorgerete nemmeno del tempo che passa. Eppure, garantisco che è un saggio validissimo e pieno di spunti. Morace sembra seguire le regole del “Plain Italian” (“Italiano Chiaro”), seguendo l’esempio del “Plain English” di Swift. Anche Ian Bremmer, giornalista americano che scrive per il TIME, è un sostenitore di questo modo di scrivere, che spiega bene in poche parole: “un giornalista è bravo se riesce a spiegare un concetto difficile a chi non ha studiato l’argomento”. In Italia va di moda, fra gli accademici, usare termini incomprensibili per dimostrare la propria bravura e preparazione. Ma non temete: non è il caso di Morace.

Non voglio annoiarvi oltre con gli aspetti stilistici; piuttosto, passiamo ai contenuti del saggio. Bauman critica la “liquidità” del mondo, cioè la totale mancanza di valori, che ci fa scivolare gli eventi e la conoscenza addosso senza che noi possiamo afferrarli. Morace non vede nulla di male in questo appiattimento: al giorno d’oggi, tutto è Rete, tutto è orizzontale. Ma in questo contesto “le nuove tecnologie permettono un’esplosione spontanea delle attività creative”. I social networks fanno emergere nuove abilità e permettono ai singoli di esprimersi come loro piace. Il problema è che i “vecchi” (come Bauman) non riescono a capirlo, perché non usano il Web come noi giovani. Dunque, alla fine, la rete non appiattisce proprio nulla! Al contrario, permette l’emersione delle individualità in una vetrina molto ampia.

Ci siamo trasformati in “consum-autori”, rendendoci impermeabili alle critiche sui consumatori passivi di Bauman. La rete ci dà la possibilità di personalizzare i nostri acquisti, e noi non perdiamo l’occasione! Il marketing dall’alto al basso, con i modelli imposti dalle grandi marche, non hanno più il potere di un tempo. Sono i “consumattori” stessi che costruiscono le mode, scambiandosi opinioni e consigli.

Inoltre, la tecnologia offre l’opportunità di migliorare la qualità del tempo (risparmiato), delle performance (semplificate e aumentate), delle relazioni (condivise). In sostanza, avremmo più tempo per noi stessi, per gli amici e per la famiglia. Possiamo sfruttarlo per leggere, informarci, allenarci, divertirci. La tecnologia può renderci più felici.

Ultima critica a Bauman: Morace crede che non viviamo nella liquidità, ma piuttosto nella fluidità. Sembrano concetti simili, ma c’è una differenza sostanziale: al contrario della liquidità, la fluidità “lascia tracce, semina idee, genera relazioni, lancia progetti”. Internet allarga la sfera d’influenza di chi lo utilizza, e non c’è nulla di male in questo. Ovviamente, finché non si esagera, come gli hikikomori giapponesi che non mangiano nemmeno per stare davanti al computer. La rete è un’opportunità, ma va sfruttata correttamente. Come ogni cosa, ci sono controindicazioni – non esagerare nell’uso.

Ora lasciamo stare il povero Bauman, che lo abbiamo già criticato abbastanza. Passiamo al buon Latouche. La decrescita felice, fra le altre cose, attacca il modello di consumo moderno. Non si può continuare a consumare e ingurgitare prodotti che non ci servono. Morace è di un altro avviso: il consumo rende felici, e perciò non ha alcun senso demonizzarlo. Non si deve sconfinare nell’esagerazione, ma possiamo concederci l’“inutile” ogni tanto. “Viva i piaceri piccoli e momentanei!”, ci dice Morace – anche perché la ricerca della felicità eterna e continua è lecita, ma forse nemmeno Epicuro è riuscito a raggiungerla. Alcune  persone non riescono nemmeno a godersi le piccole gioie, perciò iniziamo da queste. “Siamo convinti che la lotta allo spreco debba seguire la strada della sua alternativa felice [la prosperità]: non tanto il risparmio o il neopauperismo, ma uno sguardo lungo su un futuro di energie vitali da ridistribuire”. Poesia.

Non sono neanche a metà libro (pagina 60) e ho già finito il limite di parole che mi sono posto per non annoiarvi troppo (750). C’è troppo da dire. Un argomento interessante, un sociologo intelligente e un bravo scrittore sono una combinazione micidiale. Credo sarò costretto a scrivere un altro post su questo saggio, perché ho troppe cose ancora da raccontarvi.

Voglio concludere con una considerazione: “Crescita felice” è un manifesto dell’ottimismo realista, se mi concedete questo ossimoro. Checché se ne dica, l’ottimismo serve a questa Italia. Dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi, nel nostro popolo e nelle nostre risorse – tutti argomenti che vengono trattati ampliamente nel saggio. Con la speranza e la fiducia l’Italia riparte. Credo che Renzi stia provando a fare questo; ci piaccia o non ci piaccia il nostro premier, se amiamo il nostro paese (e il nostro portafogli, per fare il cinico in mezzo ad una riflessione idealistica) dobbiamo ritrovare questi due valori. Mettete fiducia e speranza in ogni cosa, e la ripresa non tarderà ad arrivare.

Consigli: dovreste leggere Bauman e andare a vedere il sito dei descrescenti per capire pienamente il saggio; ma se non ne avete il tempo (che potrebbe significare che la tecnologia deve ancora fare il suo dovere) leggete almeno “Crescita felice”. Ne vale davvero la pena.