A.S.: sono tornato ad Expo domenica 20 settembre; nel secondo post troverete, in ordine: Estonia, Russia, CibusèItalia, Slovacchia, Giappone, Monaco, Turchia, Kuwait, Ecuador, Italia, Vaticano, Colombia, Bielorussia, Lituania, Moldavia, Irlanda, Sudan, Romania, Slovenia, Cile, Turkmenistan, Padiglione Bio-mediterraneo, Isole, Mare e Cibo e, infine, il Biodiversity Park.

Ho scritto una sorta di recensione sui padiglioni che ho avuto l’occasione di visitare ad Expo. Io ci sono andato nella domenica in cui si è registrato il record di affluenza, perciò suppongo che potreste essere più fortunati di me in quanto a coda. Credo ci siano due modi di visitare l’esposizione: con filosofia, accettando di vedere solo i pochi padiglioni che vi interessano (che, per la Legge di Murphy, sono quelli con più fila), oppure cercando di vederne il più possibile, lasciando per la sera quelli con più fila. Io ho adottato il secondo metodo, ma ho dovuto rinunciare a molti padiglioni famosi, che vi recensirò per sentito dire. Comincerò dall’entrata Roserio, andando in senso antiorario. Vi consiglio di informarvi bene prima di entrare in Expo: orario di chiusura dei padiglioni, luoghi dove mangiare, etc. Io vi darò una mano a selezionare i padiglioni. Portatevi una bottiglietta; là troverete molte fontanelle con acqua frizzante o naturale. Se avete due giorni a Milano, approfittatene per andare alla Triennale. Merita davvero, ed è strettamente collegata ad Expo (tanto che è compresa nel biglietto ed è considerata un vero e proprio padiglione)!

Comincio dai “big” che non sono riuscito a fare:

1. Russia: secondo post

2. Giappone: secondo post

3. Germania: anche qui la fila sarà sicuramente lunga, ma i contenuti sembrano interessanti. In alternativa, si può percorrere l’anello esterno (Promenade), che raccoglie qualche informazione sulle regioni tedesche. Non troverete coda.

4. Italia: secondo post

5. Kazakistan: qui si terrà il prossimo Expo, quindi immaginatevi quanto abbiano investito per questo padiglione. Come Uliveto (o era Rocchetta?), sembra essere bello sia dentro che fuori. Comunque sempre molta fila.

USA: ★ ★ 1/2

Sembra un gigantesco ipermercato, e non lascia un granché. Da buoni americani, parlano sempre e solo in prima persona, lodandosi il più possibile: “noi siamo..”, “senza di noi sarebbe…”, “la nostra forza è…” I contenuti sono pochi e di scarso interesse, tanto che l’unica cosa che ho trovato interessante è il discorso di John Kerry sulla sicurezza del cibo. Comunque, se non c’è fila potreste vedere i brevi filmati che raccontano un po’ le abitudini americane; le proiezioni iniziano dal retro del padiglione. Poi ci sarebbe anche la terrazza, ma sinceramente non aveva una gran vista.

UE: ★ ★  1/2

Sarò senza cuore, ma la storia di Sylvia e Alex non mi ha proprio preso. Anche questo era un po’ vuoto di contenuti, e le due stelline e mezzo sono dovute principalmente all’ultima sala, che parla di ricerca, e per il Nobel per la Pace, che è esposto nel padiglione.

Israele: ★ ★ ★ ★ ★ 

Stupendo! Ho fatto solo un quarto d’ora di fila, e ne è valsa la pena: spiegano in modo chiaro ed efficace i progressi di Israele nel campo alimentare e come si sta impegnando per il futuro del mondo. Il tutto condito con simpaticissime animazioni e una bella atmosfera. Da vedere!

 Francia: ★ ★ ★ ★ ★ 

Chi mi conosce sa il rapporto conflittuale che ho con i francesi; eppure, questa volta, tanto di cappello! A parte la splendida architettura e la poca fila, è stato uno dei padiglioni più completi che abbia visitato. Non mi ha dato informazioni solo sulla Francia, ma su tutto il mondo, spiegando le dinamiche alimentari globali. Merita una visita, anche se trovaste un po’ di coda. L’unica pecca è che dovrete avere la pazienza di guardare i video sui tre grandi schermi, perché sono quelli il quid in più del padiglione.

Paesi Bassi: ★ ★ ★ ★ 1/2

Ci ho messo un po’ per capire che quelle quattro baracche erano il padiglione dell’Olanda! I miei complimenti: con un’idea fuori dal coro, si sono costruiti il loro spazio espositivo con pochi soldi. Esauriente dal punto di vista dei contenuti, che spiegavano molte della nuove tecnologie applicate al mondo del cibo e della distribuzione. Essendo aperto, non c’è mai fila, quindi…

Polonia: ★ ★ 

Si salva solo per l’architettura, che è notevole. Per il resto, i polacchi mi sono sembrati a corto di idee: non propongono nulla se non una banale descrizione dell’economia del loro paese, e qualche concerto di Chopin in cui è impossibile trovare posto. Adesso so che la Polonia è il maggiore produttore di alcol al mondo, ma sinceramente io la vodka non la bevo.

Argentina: ★ 1/2

Simile al concetto della Polonia, solo che c’è una fila mostruosa e l’architettura non mi piaceva. Gli dò mezza stella in più perché dal loro ristorante usciva un buon profumo.

Cina: ★ ★ ★ 

Sinceramente, mi aspettavo di meglio da un gigante del genere. Il padiglione, a mio parere, è uno dei più belli di Expo, e i tulipani gialli sono azzeccatissimi. Nella sala principale, vi mancherà il fiato: dei giochi di luce e colori mozzafiato vi spiegheranno la geografia della Cina. Tuttavia, non ti raccontano niente di più preciso, se non la Via della Seta, l’agricoltura primitiva e poco altro. Io sono entrato in 20 minuti, e con un tempo d’attesa del genere lo consiglio. Sopra quella soglia, però, rischiate di perdere tempo.

Malesia: ★ ★ ★ 

La prima stanza mi ha quasi fatto innervosire: ti mostrano gli animali della foresta su uno schermo. Molto, Expo, mi sono detto! Eppure poi mi sono dovuto ricredere: l’ultima sala lascia una grande possibilità di personalizzazione con gli schermi interattivi, quindi si possono selezionare solo le informazioni che interessano. Certo che degli schermi a più alta risoluzione potevano comprarli!

Repubblica di Corea (per gli amici “Corea del Sud”) ★ ★ ★ ★ ★ 

Nettamente più simpatici dei loro cugini del Nord, hanno fatto un Padiglione con la “P”maiuscola. Che dire? Arte, futuro, nuovi orizzonti del cibo… C’è tutto in Corea! Io l’ho fatto la sera tardi, perché durante il giorno la fila è proibitiva. Non vi svelo niente di più preciso sui contenuti, perché vi rovinerei la sorpresa. C’è da rimanere con la bocca aperta.

Enel: ★ ★ ★ 1/2

Questo padiglione c’entra poco con il cibo, ma mi ha dato insegnato molte cose che non sapevo sulle rinnovabili e sulle nuove fonti d’energia. Purtroppo, alla proiezione principale, i due signori di fianco a me discutevano animatamente su quanti soldi fossero stati spesi per il padiglione Italia, e quindi non l’ho apprezzato appieno. Comunque, se vi interessa solo il cibo, non perdeteci tempo!

Brasile: ★ ★ ★ ★ ★ 

Non so come si dice “complimenti” in portoghese, ma è davvero il caso di farli all’ideatore del padiglione! Completo di grafici e numeri, che vi faranno capire che potenza economica sia il Brasile. Tuttavia, non sono mica americani: c’è un’ampia sezione dedicata al mondo e alle sue problematiche attuali, con degli esempi di come questo paese si stia impegnando per superarle. Piccolo consiglio: la coda che troverete al di fuori del padiglione è solo per salire sulla rete. Io sono entrato da sotto (zero fila), e da lì si accede all’esposizione, che merita davvero.

Angola: ★ ★ ★ ★ ★ 

Sono rimasto colpito da questo spazio espositivo, che si sviluppa su quattro piani. Troverete in ogni sala degli schermi interattivi (molto ben progettati, peraltro) che vi permetteranno di scegliere le informazioni che vi interessano. È incredibile conoscere gli ambiziosissimi piani di sviluppo di un paese che prima avevo sempre considerato di secondaria importanza. Ormai le due ex colonie sono più potenti dell’invasore, il Portogallo, e questo non è un dato da sottovalutare. È un’altra prova della crescita delle economie che ci circondano, mentre noi europei siamo impantanati in litigi futili. Ti mostrano anche le bellezze paesaggistiche dell’Angola, ma senza mai essere invadenti. Alla fine della mostra io VOLEVO andarci in vacanza. Sono riusciti nell’intento. Ancora complimenti.

Bahrain: ★ ★ ★ 

Bella l’idea che c’è dietro (il padiglione verrà riportato in Bahrein) e fungerà da monumento alla biodiversità), ma non c’è niente di straordinario. Se non c’è fila, che ben venga.

Repubblica Ceca: ★ 

Dov’è il cibo? Bohh. Direi “non pervenuto” per questo padiglione. C’è qualche opera d’arte all’interno, ma nulla di spettacolare. Fuori tema.

Padiglione Zero (ONU): ★ ★ ★ ★ ★ E LODE

Doveva essere il migliore, e lo è stato. Tutto ha un senso in questo padiglione: dal suggestivo muro della memoria al mucchio di rifiuti (finti). Ma non preoccupatevi: non è arte contemporanea, incomprensibile per noi umani; o meglio, lo è, ma c’è sempre una spiegazione illuminante. Ci sono tutti i temi: storia del cibo e dell’uomo, spreco, ricerca, finanza, futuro, produzione e produttori. Anche se è lunghetto e richiede una buona dose di concentrazione per capirlo tutto, ve lo consiglio! Essendo fuori dal decumano e ad entrata libera, spesso non c’è troppa fila. Da fare.

Belgio: ★ ★ ★ ★ ★ 

Entrando, mi sono detto: “ma cosa vuoi che abbiano fatto i belghi, che considerano le patate fritte come il loro piatto tipico?” E invece mi sono dovuto ricredere: anche questo padiglione mi ha fatto capire il rapporto del pese con i tre settori di produzione, e mi ha dato molti spunti originali e interessanti per il futuro: entomofagia, coltura acquaponica, permafunghi, ecc. Direi che è stato illuminante. Poi, il Lotus offerto all’inizio del padiglione ha migliorato il tutto.

Vietnam: 1/2

Non è un errore di battitura: non si merita neanche una stella! L’architettura carina attrae poveri visitori dentro al padiglione, che è uno dei più vuoti di contenuti di Expo. Lo scopo non era informarti sul Vietnam, ma farti comprare souvenir di dubbio gusto. Non perdete tempo!

Azerbaigian (ammetto di aver guardato due volte come si scrive): ★ ★ ★ ★ ★ 

Un padiglione stupendo, da ogni punto di vista: architettura, interattività, informazioni. Non ha una pecca, se non la fila. Provate di sera, magari sarete fortunati come me (dieci minuti di coda). Rimarrete colpiti dalla cura per ogni particolare. Lo consiglio caldamente.

Regno Unito: ★ ★ ★ ★ 

Non gli dò il voto pieno solo perché è, a mio parere, troppo specifico: il tema è il mondo delle api, ed è veramente completo. Tuttavia, non esce nemmeno di una virgola da quell’argomento. Insomma, se vi interessano le api DOVETE andarci, altrimenti guardate la fila. Per più di venti minuti non ne vale la pena, a mio parere. Notevole lo sforzo ingegneristico per costruire l’alveare.

Ungheria: ★ 1/2

Senza idee, presentano solo alcune materie prime che vengono molto usate in Ungheria, ma se voglio sapere la storia del grano vado nel cluster dei cereali, non nel padiglione di un paese! Al piano superiore c’è un’installazione carina con dei tamburi che suonano con gocce d’acqua, e di sotto c’è un bel pianoforte. Queste sono le due attrazioni maggiori. Vedete voi.

Spagna: ★ ★ ★ 

Carino, anche se la fila è troppo lunga per quello che c’è dentro. Non propongono nulla di originale, anche se danno una bella panoramica dei loro prodotti e del loro modo di vivere. Direi sufficiente, ma non di più.

Zona Eataly: S.V.

Senza voto, perché non c’era nulla da vedere. C’è un ristorante per ogni regione italiana, quindi potete fermarvi a mangiare. La scultura variopinta al centro del giardinetto mi è piaciuta, ma comunque non è nulla di rilevante. Piuttosto, al primo piano dell’edificio a sinistra (guardando verso l’Albero della Vita) c’è la mostra d’arte curata da Vittorio Sgarbi (★ ★ ★). Le opere esposte non c’entrano nulla con Expo e non c’è nessun pezzo forte, quindi ho tolto una stella dal voto finale. Comunque, sono presenti nomi di tutto rispetto: De Chirico, Lotto, Ligabue, Tiziano, Canaletto e Mantegna. Vale la pena andare a buttare un occhio, perché non c’è molta fila.

Coop Future Food District (o “Supermercato del futuro”): ★ ★ ★ ★ 

Bella l’idea di proporre un supermercato del futuro, che è costruito molto bene. Indicando un prodotto si ottengono tutte le informazioni su di esso: valori nutrizionali, provenienza, impatto ambientale, ecc. Tuttavia, è un processo un po’ lento, e dubito che la gente avrà voglia di fermarsi a vedere tutte questi dati nella vita reale. Ripensandolo un po’ sarebbe un’ottima idea. Il pagamento è automatizzato, usando le carte di credito o di debito, in modo che gli addetti necessari alla gestione del supermercato siano zero. Sugli effetti occupazionali di questa scelta, magari, tornerò più avanti. Comunque vale la pena dare un’occhiata, se non c’è troppa fila. Altro piccolo consiglio: siccome apre alle 10, fatevi trovare lì alle 9:55, che non ci sarà nessuno.

Austria: ★ ★ ★ ★ 1/2

Magari non c’entra con il cibo, ma c’entra con il tema più ampio: nutrire il pianeta. Di cosa? Beh, di aria! Il padiglione è un’immersione nella purezza dell’Austria, e propone delle originali soluzioni per produrre ossigeno e depurare l’aria. Anche questo rimane aperto fino a tardi, quindi fatelo la sera, in modo da evitare la coda.

Iran: ★ ★ 

Bella la struttura, molto moderna; tuttavia, le informazioni all’interno sono solo sui prodotti iraniani, e le troverete su dei tablet che io non riuscivo ad usare. Peraltro alcune schede erano veramente ridotte all’osso. Che non avessero finito i soldi per un traduttore all’italiano?

Marocco: ★ ★ ★ 1/2

Nonostante non sia interattivo e non ci sia nulla di sorprendente, devo dire che questo padiglione mi ha fatto scoprire il Marocco. È un viaggio attraverso le regioni del paese e i loro prodotti tipici, che però non dà alcuno spunto originale. È interessante la parte delle oasi, in cui spiegano come estraggono l’acqua e come la mantengono viva nel mezzo del deserto. Piena sufficienza.

Qatar: ★ ★ ★ ★ ★ 

Magari è mezzo gradino sotto l’Azerbaigian, il Belgio o Israele, ma direi che è a livello della Francia: propone i propri prodotti e le pietanze tipiche, ma poi va oltre, introducendo alcuni metodi di coltivazione innovativi. Insomma, anche in questo padiglione storia e futuro convivono, e credo che questo sia fondamentale per l’Expo. Suggestiva la spirale finale, con la voce narrante e mille luci. Come l’Austria, l’Ungheria e la Spagna chiude tardi, quindi fatelo la sera.

CLUSTERS

Vi darò un’opinione generale: a parte l’Uzbekistan (Frutta), il Venezuela (Cereali) e poco altro, i padiglioni ospitati nei clusters sono decisamente trascurabili. Sono una sorta di grande bancarella, che non fornisce alcuna informazione sul paese. Comunque, non essendoci fila, ci si mette solo due minuti a visitarli. I clusters, invece, danno qualche informazione utile sui prodotti che includono. In particolare mi sono piaciuti quelli del caffè e dei cereali e tuberi. L’ortofrutta e le zone aride li ho trovati deludenti, mentre riso e cacao erano accettabili. Certo che vedere tutta quella cioccolata e non poterla mangiare era controproducente! Diciamo che la fame, ad Expo, è assicurata 😉
Si combatte la fame nel mondo, ma quella a Milano ce la teniamo.