Credo di essere un talismano per Giuseppe Sala: ogni volta che vado ad Expo si registrano i record di presenze. Buon per lui, un po’ meno per me! Poi, prima di iniziare, lasciatemi fare una considerazione: ho fatto parecchia fila al Kuwait e al Giappone, per la prima volta in due visite all’esposizione. Non so se odio di più la gente che si lamenta in fila oppure chi cammina nel Decumano senza guardare dove va. Per favore, la negatività tenetela a casa vostra; e ho capito che le vele del Decumano sono belle, però almeno fermatevi per guardarle!

Per fortuna la gente è furba: dopo aver aspettato mezz’ora in fila ai tornelli (aprono alle 9 a Roserio, e io sono arrivato alle 8:30), si sono catapultati tutti sul Giappone, che apre alle 10. Oltre a farsi un’ora di coda mentre Expo era vuoto, hanno creato i presupposti per le 6 ore e mezza di fila che ci sono state nel momento di picco; la coda girava tutto interno al padiglione. Non sto scherzando! Io ho ringraziato e mi sono incamminato in tutta tranquillità verso il padiglione Italia: alle 9:05 sono entrato dai cancelli e alle 9:15 ero dentro alla struttura. La “Giappo-mania” mi ha fatto risparmiare un sacco di tempo! Ma vi racconterò più tardi del padiglione Italia, perché, come ho fatto nel post precedente, andrò in ordine antiorario, partendo dall’entrata Roserio.

Estonia: ★ ★ ★ ★

Semplice, pulito, e in qualche modo profumato (sarà solo il ristorante che c’è sotto). Presentano la ristorazione estone e la segale, che a quanto pare è il loro cereale preferito. È un po’ come il rosmarino qui da noi: in Estonia la segale va dappertutto! Poi parlano delle tradizioni del loro paese e un po’ della ricerca, mostrando Upmade (una marca di vestiti sostenibili) e come riescono ad ascoltare le piante. Evidentemente non è una qualità solo dei figli dei fiori, ma anche di alcuni scienziati. Carina l’idea di proporre una serie di soluzioni al problema rifiuti paese per paese.

Russia: ★ ★ ★ ★ 1/2 (senza fila)

Mi avevano detto che non ne valeva la pena, ma quando ho visto che non c’era coda (22:00) mi ci sono fiondato dentro. E devo dire che ne sono rimasto piacevolmente colpito: prima una presentazione delle risorse della Russia, con un bel focus sui semi. Poi, salite le scale fra stampe di epoca staliniana (che sono uguali a quelle che trovate nei libri di storia), troverete un interessantissimo e completo approfondimento sui pesticidi. Propongono anche soluzioni innovative, cioè Akvabakterin, che depura l’acqua dai pesticidi, e Terrabakterin; vi lascio dedurre gli effetti di questo composto. Mi raccomando: lavate bene mele, pesche e uva prima di mangiarle!

CIBUSèITALIA: ★ ★ ★ ★

È un padiglione costruito per far conoscere i nostri prodotti a tutto il mondo: ci sono schede interessanti su tutti i formaggi DOP, sui nostri vini, marmellate, prosciutti, gelati, ecc. Abbiamo così tante cose da far vedere che il padiglione sembra infinito: non credo che basterebbe un’ora per girarlo dando attenzione a tutti i prodotti. Credo che questa sia una delle fortune dell’Italia: abbiamo così tante culture diverse che, una volta unite, creano un patrimonio unico al mondo. Dettaglio non secondario: offrono degustazioni e assaggi quasi ad ogni ora del giorno! Motivo per cui ci sono passato davanti almeno tre volte.

Slovacchia: ★ ★

Ci presentano il paese, con le loro miniere e la loro ingegneria idraulica, ma mi viene da chiedermi: “hanno cibo in Slovacchia?” Non c’è una minima scheda che parli della loro cultura culinaria, nè di come intendono affrontare il problema della fame nel mondo. Di fatto, mi sembra che Repubblica Ceca e Slovacchia si siano separate solo formalmente: nei loro padiglione c’è tanta arte (+1 stella), ma poco cibo.

Giappone: ★ ★ ★ ★ ★ circa

Cosa dovrei dire: ho fatto due ore di attesa in coda dietro a due rompiscatole, che parlavano delle loro questioni etico-filosofiche quasi urlando. Arrivato dentro, non ho potuto che rimanere piacevolmente impressionato: tanta tecnologia, e tutto funziona bene. Quando ve lo diranno, scaricatevi l’App, che è utile. Hanno un bel tema (Diversità Armoniosa), che viene spiegato esaurientemente, sempre rimanendo in stretto contatto con il cibo e la cultura giapponese; danno moltissime soluzioni ai problemi della nutrizione e della fame nel mondo, tutte con ampia analisi scientifica. La stanza finale è un po’ una boiata, ma non vi svelo niente. La visita dura un’ora, quindi io ho investito tre ore nel Giappone. Sappiate, dunque, che per vederlo dovrete sacrificare altri 4-5 padiglioni con fila media, che magari sono lo stesso interessanti. Secondo me, se avete già visto un buon numero di esposizioni allora mettetevi in fila, altrimenti lasciate stare. Il “circa” nel voto dipende da questo. Ultima nota: per far funzionare la baracca, avranno una ventina di addetti giapponesi. Ci credo che hanno il debito/PIL al 300%!

Monaco: ★ ★ ★

Tutto centrato sul mare, che è la loro risorsa. Begli approfondimenti sulle meduse e sulle ostriche, con anche delle soluzioni per la pesca e l’allevamento ittico sostenibile. Tuttavia, se non vi interessano le tematiche marine, lasciate pure stare. Di solito c’è poca fila.

Turchia: ★ ★ ★ ★

Il prossimo Expo si terrà in Turchia, quindi ci tengono a mettersi in mostra. Direi che lo hanno fatto bene: è un padiglione all’aperto, come l’Olanda, quindi non c’è fila e più gente può fermarsi a guardare. Cercano di costruire un ponte fra storia e futuro, presentando le bellezze turche (e non intendo le donne!). Purtroppo, però, c’è troppo poco futuro, e per questo non si merita il massimo. C’è una mostra fotografica sull’agricolatura spettacolare, e propongono un’interessante soluzione: sono le Seed Sharing Hands, che ci raccomandano “share, contain, preserve, sustain, recycle”. Da vedere assolutamente. E respirate i profumi della Turchia!

Kuwait: ★ ★ (★ ★ ★ ★ ★ se si è con bambini piccoli)

Mostrano, mostrano ma non spiegano. E allora chemmefrega? Danno una panoramica del Kuwait e c’è un esempio di coltivazione con luce artificiale sulla parete, ma nulla di più. Vale la pena, invece, se si hanno bambini piccoli, perché c’è la fila preferenziale e c’è un percorso studiato apposta per loro.

Ecuador: ★ ★ ★ 1/2

Visitato la sera per evitare un po’ di coda, si presenta come tutti gli altri padiglioni dell’America latina che ho visitato oggi (Colombia e Cile): c’è un’accurata presentazione di tutte le regioni e delle loro tradizioni e culture, che sono molto varie. Ho scoperto che è il paese con la biodiversità più densa al mondo e che punta molto sull’energia pulita: il 97% dell’energia, nel 2017, sarà prodotta dalle centrali idroelettriche. Tuttavia, si parla poco di cibo.

Italia: ★ ★ ★ ★ ★ e lode

Meraviglioso! Fatevi una corsetta dai tornelli, che fa bene di prima mattina. Non troverete molta fila, e ne varrà veramente la pena! Direi che è il padiglione con più idee di tutti, assieme al Belgio: presenta i nostri prodotti tipici (1 per regione, altrimenti servirebbero ore per spiegarli), parla della “crescita senza regole” (proponendo soluzioni ad amianto, petrolio, rifiuti tossici, ecc), dei “tesori d’Italia” (ossia i nostri paesaggi e i nostri monumenti; sono così belli da far venire le lacrime agli occhi), del “mondo senza Italia” (in cui ci INSEGNANO AD AMARE L’ITALIA, facendo parlare della nostra terra alcuni architetti, designers, studenti e chef da ogni angolo del globo. Loro sì che sanno vedere i pregi del nostro paese, altro che noi!). Salendo una rampa di scale, troverete “Vucciria”, di Guttuso: vale la pena di entrare nel padiglione solo per vedere questo quadro. Continuando, si arriva alla parte più consistente dell’esposizione: “Potenza del Futuro e Potenza del Limite”. Qui vengono presentati molti progetti di alcuni “creativi” italiani: ibrido e idrogeno, droni per controllare i campi coltivati, plastica che scompare dopo due settimane, pesticidi naturali (batteri che fanno ammalare gli insetti dannosi), la prima coltivazione idroponica in Europa (figata), coltivazione sul suolo marino, produzione di indumenti da scarti della arance, e non sono neanche a metà! Non vi spiego i progetti perché ci metterei troppo, ma vi invito ad andarveli a vedere su internet. Dentro al Padiglione ho visto un sacco di gente che si lamentava senza nemmeno guardare i pannelli informativi; rinnovo l’invito fatto precedentemente: statevene a casa vostra! Di negatività e di gente che non sa apprezzare un progetto ben studiato ne abbiamo abbastanza. Poi, c’è il “Vivaio Italia”, con una pianta per ogni regione (siamo il secondo stato con più biodiversità al mondo), e, infine, la Carta di Milano. Io l’ho firmata, e vi invito a darci una letta. È solo un esempio di come il nostro padiglione contribuisca a sfamare il mondo. ITALIANS DO IT BETTER!!!!

Santa Sede: ★ ★ ★ ★

Indovinate quanta fila c’era? Visti i 10 secondi che mi ci sono voluti per entrare, direi che ne è valsa la pena! C’è un bellissimo e imponente quadro di Rubens, una mostra fotografica (“I volti della fame”), un tavolo incentrato sull’Eucarestia (come tutto il padiglione, in realtà) e tre video che parlano dei problemi del nostro mondo. Vale la pena anche solo per il quadro, vista la fila.

Colombia: ★ ★ ★ 1/2

Ho deciso di dare lo stesso voto ai tre sudamericani che ho visto oggi (Ecuador, Cile e Colombia), perché hanno lo stesso tipo di fila (lentissima), lo stesso modo di esporre (video che parlano delle varie regioni in cui si divide il paese) e stessi contenuti, bene o male. Del resto, a dare un brutto voto alla Colombia rischio di trovarmi uno spacciatore di Medellin sotto casa, quindi meglio andarci cauti. Comunque è il migliore fra i tre sudamericani. Se dovete sceglierne uno, andate qui!

Bielorussia: ★ ★ ★ ★

Breve, ma ne vale la pena: ci sono degli schermi interattivi che spiegano la cultura, la produzione dei tre settori, la ricerca e come la Bielorussia si sta impegnando per il futuro. Quindi è completo, ma le schede sono un po’ troppo sbrigative. Rimandati in inglese: “busines” invece che “business”.

Lituania: ★ ★

Presentano gli scambi culturali con gli altri paesi e poco altro. Di futuro non ho visto niente, ma almeno c’erano le schede sul cibo.

Moldavia: ★

Non perdeteci tempo: ci sono solo delle noiose schede scritte, non interattive.

Irlanda: ★ ★ ★ ★ ★

Anche se il padiglione non spicca per l’architettura e l’acqua di fianco è ormai uno stagno, devo dire che mi ha colpito. In particolare, parlano molto di “Origin Green”, il programma per il settore primario irlandese. In realtà coinvolge gran parte della popolazione, perché invita a consumare prodotti che vengono da aziende che hanno aderito al progetto, e i produttori dovrebbero fare lo stesso nel cercare i fornitori. Ho scoperto che è il paese con il minor impatto ambientale nella produzione di latte e carne bovina, ed è leader nella ricerca probiotica. Evidentemente, la carestia ha insegnato loro a prendersi cura delle loro risorse. Non mi è venuta voglia di andare in Irlanda, ma addirittura di trasferirmici! Sembra un paese pulito, accogliente e attento alle problematiche del mondo moderno. Chiudo con una citazione presa dalla fine del padiglione: “non abbiamo ereditato questo mondo dai nostri genitori, lo abbimao preso in prestito dai nostri figli, e un giorno glielo restituiremo. Quando accadrà, dovrà essere ricco e rigoglioso come lo abbiamo trovato. Ecco cos’è la sostenibilità.”

Sudan: 1/2

Questo rientra nella classificazione dei “padiglioni-bancarella”, assieme al Vietnam e a qualche staterello dei cluster. Non perdeteci tempo.

Romania: ★ ★ + ★ (per i lamponi raccolti nelle piante sul terrazzo)

Qualche opera d’arte carina e una presentazione video della Romania, con i suoi paesaggi, la sua storia e la sua tradizione. Tuttavia, pochissimo cibo (ma i lamponi ci sono!) e niente progetti per il futuro.

Slovenia: ★ ★ 1/2

Cinque temi: sale, acqua e terme, miele (trattato benino), montagna e ricerca. Sarà che la Slovenia è piccola, ma non c’era un granché da vedere. Tutti i temi sono spiegati in modo sbrigativo, e per i venti minuti di fila che ho fatto non ne è valsa la pena. Assieme ai russi, sono i tamarroni dell’esposizione: dai loro padiglioni sentirete sempre musica, spesso house. In certi giorni vanno proprio discoteca.

Cile: ★ ★ ★ 1/2

Non vi ripeto lo stesso discorso che ho fatto per Ecuador e Colombia. Video meno appariscenti, ma ci sono schermi interattivi che vi spiegano in modo completo i prodotti cileni, con storia, valori nutrizionali, uso, curiosità. Per il resto, nulla di rilevante. E buona fila!

Turkmenistan: ★

Padiglione-bancarella, con schermi che mostrano video muti che sembrano girati negli anni 90. Non c’è cibo, e la struttura è pure brutta dentro. A questo punto, vedo due possibilità: o hanno avuto scarsi profitti dal petrolio (sapete: l’Isis, lo Shale oil…) e quindi avevano poco da investire, oppure hanno fatto così tanti soldi che si potevano permettere di buttarli via. In ogni caso, il risultato non è buono, per niente.

CLUSTERS:

Ho visitato quelli del riso e delle isole (Isole, Mare e Cibo), e mi sembrano in linea con i precedenti clusters: non troverete mai fila, e ci sono alcuni informazioni interessanti sul prodotto/biosfera che propongono. Tuttavia, i padiglioni dei clusters non molto raramente interessanti. Un caso a parte è il cluster del Bio-Mediterraneo, che ritengo uno scalino sopra agli altri. È molto arioso e profumato dalle mille spezie dei paesi che circondano il nostro mare, ed è piacevole riposarsi qui. Inoltre, troverete un edificio con la storia degli Expo e tutte le spiegazioni del caso. Molto interessante!

Bio-diversity Park: ★ ★ ★

Lasciate stare il teatro e il supermercato (anche se so che avrete fame), e andate direttamente nel padiglione. Qui troverete una storia completa di come l’uomo si è procurato il cibo, dall’antichità fino ai giorni d’oggi, mettendolo in rapporto con la sostenibilità e la biodiversità. È stato abbastanza interessante, anche se ammetto di averlo girato in fretta, perché poco dopo c’era la degustazione al CIBUSèITALIA.