Quanti amici posso avere? Quanti colleghi posso sopportare? Che effetti hanno le relazioni più forti sulla quantità di amici e/o conoscenti che frequento? Ma soprattutto: quali sono le differenze relazionali fra maschio e femmina? Sono domande piuttosto difficili, ma uno psicologo ha provato a dare una risposta. La sua ricerca ha avuto un tale successo che è stata applicata a molti ambiti, come la gestione delle imprese.

Ma andiamo dritti al nocciolo della questione: questo psicologo, tale Robin Dunbar, ha rilevato come gli uomini riescano a relazionarsi con un massimo di 150 persone. Ciò significa che vedo o sento relativamente spesso solo un sesto dei 1000 amici che ho su Facebook. Quindi i social network NON aiutano a costruire relazioni; semmai possono essere utili per tenersi in contatto con lontani parenti o gli amici del mare. Oppure, per i vanitosi (come il sottoscritto), come vetrina per esporre le proprie idee.

In particolare, la capacità di relazionarsi con le altre persone è data dalla dimensione del cervello. Ciò non significa che se siete timidi o introversi siete anche degli zucconi, ma che la vostra area del cervello che sta sopra gli occhi è poco sviluppata. Aggiungo che se uno è un chiacchierone può anche essere antipatico o fastidioso, quindi non importa la grandezza di quella porzione di cervello; piuttosto, usatela bene!

Accennavo prima alle implicazioni di questa teoria: il numero di Dunbar, infatti, vale per tutte le relazioni. Ciò significa che la maggioranza degli uomini non riesce a gestire un numero maggiore di colleghi al lavoro. Questo non è il motivo per cui vi sta antipatico il collega, ma semplicemente spiega che non si riesce a conoscere bene il 151o collega. Ed è molto importante che ci sia una relazione di qualche tipo sul luogo di lavoro. Per questo motivo, la Edison e la Gore Tex hanno limitato le squadre a 150 unità. Immagino anche che sia lo stesso motivo per cui alla Bocconi il limite di studenti per classe è 125 (e garantisco che è più che sufficiente per sentirsi spaesati). Se si vuole “fare rete”, meno si è, meglio è! Questa è la teoria di Dunbar spiegata in quattro parole (in realtà sono dieci, ma la mia capacità di sintesi non è un granché. Avrò un’area del cervello poco sviluppata!).

Ma la cosa che ho trovato più interessante (e simpatica) della ricerca è stata come l’uomo e la donna conducono le proprie relazioni: mediamente, i maschi rafforzano i legami fra di loro “facendo cose insieme”, mentre il parlare rischia di allontanarli. Le donne, al contrario, traggono vantaggio dalle chiacchiere, mentre rischiano di deteriorare i rapporti “facendo cose insieme”. Per questo motivo le chiamate fra uomini durano in media 7,3 secondi, mentre quelle fra amiche oltrepassano spesso l’ora. Quindi se siete maschi evitate di trovarvi al bar per fare due chiacchiere, mentre se siete donne vi conviene trovare un buon piano tariffario.

L’ultima questione di questa ricerca che voglio segnalare è l’effetto delle relazioni forti (migliori amici, fidanzati, coniugi, ma anche la famiglia) sul resto dei nostri legami sociali. Come potrete immaginare facilmente, una relazione forte è estremamente dispendiosa. I mariti e i fidanzati penseranno che mi stia riferendo al conto in banca, perché fare bella figura con la propria dolce metà è d’obbligo. Eppure non mi riferisco SOLO a quello, bensì al tempo che consuma una relazione più intensa del normale. Inconsciamente, decidiamo di abbandonare alcune amicizie per coltivarne una più grande, con tutti i pro e i contro che questa scelta comporta. Del resto, “la famiglia non si sceglie”, quindi anche il single più agguerrito è coinvolto in almeno un legame forte. Per farci voler bene da qualcuno, rinunciamo a rapportarci con altre persone. La scelta è ancestrale, e risponde a due antichi proverbi cinesi: potreste propendere per il “pochi ma boni” oppure per il “bon tuto”. A voi l’ardua sentenza.

Consigli: ovviamente non posso non segnalarvi il TED Talk in cui Dunbar spiega la sua teoria. Come potrete immaginare, è interamente in inglese, ma spero che non sia un grosso problema. Se vi interessano le relazioni nel mondo contemporaneo, posso consigliarvi “L’etica in un mondo di consumatori”, di Zygmunt Bauman. Non è leggero, ma è talmente denso di spunti interessanti (anche oltre la sociologia e la psicologia) che non vi pentirete di averlo letto. Di Facebook e di uomo moderno troverete anche in “Tecniche di resistenza interiore”, di Pietro Trabucchi. Questo è molto più corto e leggero, ma analizza in modo chiaro e approfondito alcune problematiche (anche relazionali) della nostra società.