Chi di noi non conosce Robin Hood? È indimenticabile la sigla del cartone, che fischietto spesso ancora oggi. Potreste però chiedervi cosa centri il famoso arciere con un blog di cultura ed economia. Beh, è presto detto: chi meglio di Robin Hood potrebbe diminuire le diseguaglianze patrimoniali nel mondo? Lui, il bandito che ruba ai ricchi per dare ai poveri, potrebbe essere la soluzione per ripianare il cuneo fra ricchissimi e poverissimi. Le diseguaglianze economiche stanno diventando una vera e propria piaga in alcune aree del mondo. In particolare, degli economisti del FMI hanno dimostrato che le differenze di reddito e patrimonio costituiscono un freno per i paesi emergenti. Purtroppo, però, sono proprio questi i paesi in cui il coefficiente di Gini supera la soglia critica. Guardiamo la mappa e prendiamo in considerazione i MINT (Messico, Indonesia, Nigeria, Turchia) e i più famosi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Fra questi nove paesi, gli unici a non avere delle diseguaglianze particolarmente gravi sono India e Indonesia. Gli altri sette hanno tutti un coefficiente di Gini maggiore di 40, o 0,4, che dir si voglia.

Ma la cosa che più mi preoccupa è la seconda mappa, che indica come sono cambiate le diseguaglianze nel corso degli ultimi vent’anni. Se escludiamo il Brasile, il coefficiente di Gini è aumentato molto nei BRICS, e credo che sia solo questione di tempo prima che succeda lo stesso con i MINT. Il Sudafrica sta registrando una serie di record negativi: è l’unico paese emergente in cui i poveri (ossia chi vive con meno di 1,25$ al giorno) diminuiscono meno rapidamente, e allo stesso tempo è uno degli stati in cui i ricchi guadagnano di più. Questo spiega perché ha il coefficiente di Gini più alto al mondo (0,66).

Credo che uno dei motivi per cui i paesi emergenti stanno rallentando la loro crescita sia l’eccessiva disparità di patrimoni e redditi. Secondo uno studio del premio Nobel Joseph Stiglitz, alti livelli di disuguaglianza finiscono per impedire scelte educative e occupazionali, bloccando quindi la mobilità sociale; se poi la causa della disuguaglianza è la rendita, gli individui finiscono per ricercare trattamenti di favore e protezionismo verso i più ricchi, causando corruzione, nepotismo, allocazione inefficiente delle risorse.

Ma quale può essere la soluzione alle diseguaglianze economiche? Credo che il miglior “Robin Hood” dei nostri tempi sia la scuola: un mezzo a cui tutti devono poter accedere, e in cui la differenza fra ricco e povero sparisce. Può essere la base per una poderosa scalata sociale, se viene affrontata con il massimo impegno. In Italia, a detta di Roger Abravanel (“Meritocrazia” e “La ricreazione è finita”), abbiamo le elementari più inclusive al mondo. A mio parere, quello che manca alle famiglie meno abbienti è il coraggio di far intraprendere un percorso di istruzione superiore ai propri figli. Se vogliono far loro sperare di vivere meglio della famiglia da cui provengono, la scuola è un ottimo investimento.

Ma allora perché tutti i governi non investono in istruzione? La risposta è semplice, e ce la delinea Piketty nel suo “Il Capitale nel XXI Secolo”: perché la scuola rende visibili i miglioramenti solo nel lungo periodo. Bisogna aspettare almeno vent’anni perché un decreto legge mostri i propri effetti, e i politici di oggi non sono famosi per la loro lungimiranza.

La scuola, insomma, è lo strumento più potente per ridurre le diseguaglianze sociali. È un Robin Hood naturale che toglie ai ricchi nullafacenti per dare ai poveri meritevoli. Tuttavia, non voglio mistificare la realtà: ci sono molti ricchi meritevoli e molti poveri che non sembrano aver voglia di scalare la piramide sociale. Ci sono delle diseguaglianze spontanee e meritocratiche nella società, e queste giovano all’economia: sono un importante incentivo a eccellere, competere, risparmiare, investire. Tuttavia, sono dannose quando superano una certa soglia, e a quel punto vanno combattute. Servono nuovi energici Robin Hood negli Stati Uniti, in America Latina e nei paesi emergenti, così da poter sfruttare appieno il potenziale di ogni persona al mondo, senza escludere chi è attualmente senza mezzi economici.

P.S.: segnalo un articolo sul Corriere della Sera sui nuovi ricchi cinesi; se vi interessasse l’argomento delle diseguaglianze economiche, vi consiglio di leggere i capitoli 1, 7, 8, 9, 12 de “Il Capitale nel XXI Secolo”. Non credo ci sia nulla di più completo.